mercoledì 28 aprile 2010
Voce.
delebile.com
E lì, nasce.
O meglio, si risveglia.
Un'idea subdola, che striscia a poco a poco fuori dal mio cervello passando per l'orecchio destro, mi piove in bocca in tutta fretta – lì si impasta col mio disgusto, la mia insoddisfazione, la mia viscerale intolleranza. Mi sembra già di sentire quel sapore simile alla liquirizia, che mi raschia l'imbocco della gola e la base della lingua.Solo l'interno del mio bicchiere coglie il mio ghigno.
Rivoli neri di sciroppo liquoroso cominciano a rotolare fuori dalla mia bocca, densi ed oleosi come petrolio. Puzzano di carogna.
Il mio collo scrocchia rumorosamente da un lato, si piega in una posizione innaturale; vedo la sua espressione contrarsi nel dubbio opaco del bambino che non scorge la sberla.
La pelle delle mie mani è un terreno riarso dalla sete di giorni, e profonde spaccature si aprono sulle nocche e sui polsi; le ossa bianche guizzano fuori come pesci, stendono le dita verso il suo volto.
Raggiungo il suo collo niveo, sento il battito impazzito del cuore ed il respiro irregolare del panico; sente la pressione che comincio ad esercitare sul suo collo - vorrei spaccargli in due la tiroide come una melagrana matura, guardare i chicchi capitombolare fuori, rossi e pieni come il desiderio.
Tace, lei. Un silenzio immenso.
Con unghia di vetro lacero la carne soffice e comincio a cercarvi quelle due sottilissime pieghe bianche della gola.
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