domenica 23 maggio 2010

Viscido.



L'unica cosa che sento è un dolore pungente ai piedi - come avere degli spilloni ficcati nelle piante.

Ho sempre avuto una paura viscerale delle persone che non si arrabbiano mai.
L'essere umano poggia su di una sfera e scivola da ogni lato, tende ad inclinarsi verso il suolo e tornare precipitosamente ritto, sempre sospeso tra la caduta furiosa e il calmo equilibrio del benessere.
Forse questa assoluzione che sto sperimentando viene direttamente dal Cielo. Il regista mi guarda, si aspetta che urli "Voglio io quella battuta!" ma resto perfettamente perpendicolare al suolo, senza sbilanciarmi, gustando con molti giri della lingua questo mio subitaneo contatto col divino.
Il mio viso è una maschera scolpita, non vibra di nessun muscoletto che si tende -solo ogni tanto, proprio lì all'angolo della bocca, si disegna un po' di noia disgustata- proseguo imperterrita nella mia completa infusione di equilibrio spirituale.
Mi giro, afferro il bastone, mi sposto. Guardo, ho paura, scappo, il bastone cade, mi fermo al limitare dello spazio di palco.
Eseguo le mie mosse con rigore -mi stupisco quando mi devo stupire, inorridisco quando è il caso, e riesco persino a far emergere dalle profondità della gola una brillante risata- e quando la scena si chiude resto ferma contro il muro, ne sento l'umida frescura - sembra quasi che la pittura bianca mi resti a poco a poco incollata addosso.
Che schifo.
Che schifo che schifo che schifo.
Fa tutto così schifo che non riesco neanche ad arrabbiarmi.

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