lunedì 3 maggio 2010
Sonno.
Il modo in cui ogni misero essere umano si trova a portare avanti la sua lotta immaginaria rende ogni cosa incredibilmente triste. Fatto sta che, quando nel proprio combattimento quotidiano alla dinamicità della vita, si è soliti tenere un passo lento e rilassato, il minimo accelero risulta sfiancante e insostenibile; ventiquattro ore giornaliere non bastano da sole a saziare gli eventi, e il sonno viene tralasciato, in quanto primo sottraente di tempo prezioso (nel recupero della folle corsa della società, s’intende).
Ma morfeo è un’inamovibile dominatore; ti afferra per le spalle e ti piega, preme incessante una mano sugli occhi e sui polmoni. Chi sente la testa annebbiarsi per la confusione e la stanchezza sa che, visto che il mondo ha deciso di girare senza avvertirlo, quell’incessante senso di dovere, e di voler far qualcosa di cui non si riesce a trovare il principio (tantomeno la fine), va solo tradotto in una pausa.
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